Rivista! unaspecie è una rivista online fondata da un gruppo di studenti dell’Università di Bologna, che nasce con un’intenzione programmatica ben precisa: ri-accettare il libro come mezzo di formazione individuale, di dialogo, di discussione appassionata, di modi e linguaggi condivisibili. Vogliamo quindi impegnarci nello stimolare una linea rinnovata, che richiami l’atto della lettura a un civile senso di educazione e ricerca personale; perché leggere risulti ancora uno sprone necessario e fondamentale per un pensiero libero, non adagiato al ruolo di bestiolina ammaestrata.
Oggi la lettura sopravvive in uno spazio sempre più esiguo, dove il senso del molteplice è un dato di fatto se non l’elemento costitutivo della realtà industrializzata, ma non per questo il lettore deve essere estraniato dal discorso attuale. Egli ricerca in un testo l’origine di una vera presenza: una quasi-epifania. Come scrive Ivan Illich, l’atto di lettura non è paragonabile a una lastra spuria, stampata su uno schermo, senza braccia e gambe, né si tratta di un mero rapporto tra osservatore e oggetto-osservato. Leggere è prima di tutto attività della mente come del corpo, uno strano gioco d’azzardo fatto di regole, ma anche di interazioni e proiezioni nel vuoto.
Fin dall’antichità i latini ci hanno insegnato che la parola ligere equivale a “raccogliere” da cui legere “leggere” e dilegere “prediligere, amare”. Ciò significa acquisire nuove forme conoscitive attraverso un’esperienza compiuta, di sinergia tra corpo e mente. Quindi la lettura va intesa in movimento, una tensione, tendere sé stessi e non restare fermi di fronte a un libro, costringendolo a una morsa fossile che non gli appartiene. In un atto di lettura è essenziale scalmanarsi, sbraitare, o monasticamente borbottare: abbiamo bisogno di esprimerci quando leggiamo. Questo senso lo abbiamo perso e dobbiamo assolutamente impegnarci per ritrovarlo.
Di questi tempi il vero problema non è la morte del libro, ma la morte del lettore come persona fisica, che è il solo nella posizione di dare credito a un testo scritto e ricreare a sua volta un pensiero estetico. I dati statistici del 2013 hanno rivelato che soltanto il 46 per cento degli italiani si considera lettore (quindi dichiara di leggere almeno un libro extra-scolastico o extra-professionale all’anno). È un dato disastroso sintomo dell’imperdonabile inciviltà di cui siamo prove viventi a ogni livello di estrazione sociale e culturale. Una nazione che legge è di certo un paese più libero: questa considerazione, da sola, vale già abbastanza per confermare con assiduità che leggere è meglio che non leggere.
Lettura e scrittura sono due atti di democrazia assoluta che elevano lo spirito e non privilegiano nessuna interpretazione. Dobbiamo quindi rioccuparci dei libri e nei libri, sperimentare linguaggi che ci aiutino a trovare nuove strade e che recuperino i segni di una cultura pregnante: un gigantesco abbeveratoio a disposizione di tutti. Pena il rischio di lasciare le cose così come sono, abbandonarci a roba amena, beccare tra libri e materiali senza scopo, scegliere il niente, alimentandoci con pornografie d’insignificanza.


Il manifesto della redazione:

Mariantonietta Sorrentino, Antonio Marotta, Violetta Mari, Maria Susca, Alessandro Graciotti, Rossella Consoli, Davide Campanella, Marco Gavella, Serena Laterza, Adriana Marineo, Carlo D’Alonzo, Margherita Chiriacò, Lorenzo Battaglia, Davide Rambaldi, Eugenio Cannata, Michela De Fabritiis, Francesco Sgrò, Martina Fabbri, Claudia Romagnoli, Alessandro Graciotti, Eugenio Sibona.

 

Ti ricordi?
Ma perché, queste poesie,
questo fascio di virtù
assieme a così tanto dolore?
E ti ricordi il morto nello scantinato?
Ma ora che ci tocca fare qua, alla svolta dei nostri anni,
a noi, scrittori e lettori di settimanali liberali?
(K.Rexroth, da “Su quale pianeta”)

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